10/11/18

Dove gli Dei si parlano


https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/11/dove_gli_dei_biglietto.jpg
Un’apertura di serata piuttosto di circostanza, decisamente poco ispirata; e un’introduzione accademica nella peggiore delle accezioni possibili (dove l’unica parte accettabile era l’altrui citazione finale). Poi si spengono i riflettori, “perché solo dal buio si può avere la luce”… e inizia l’incanto. L’incipit di Monika è un delicato “Buonasera”, appena sussurrato, come un palpito in punta di piedi. E a me basta solo questo per spazzar via tutta la formalità dell’inizio serata. Si spalanca un mondo, con la felicità dell’autrice per essere lì a condividere parte dei suoi viaggi. Un incontro dedicato a Padre Paolo Dall’Oglio, che Monika ci consiglia subito di leggere. Lo farò. Immagini e musiche cominciano a diventare un tutt’uno col racconto. Il sapiente accostamento di parole, suoni e fotografie di devastante intensità sono il frutto di un gusto superiore, di una raffinatezza nella scelta che è per me enorme delizia e preziosa lezione a un tempo. Non sento quasi più la gente intorno a me, che pur gremisce il teatro in ogni ordine di posto. Il messaggio che scaturisce dall’esperienza di Monika Bulaj è a dir poco fondamentale. Ci sono luoghi “dove gli Dei si parlano”; sembra impossibile ma è così. Il dialogo fra diverse culture e religioni non è un miraggio, è una realtà. L’affresco da lei tracciato ne è dimostrazione. Ed arriva, purtroppo, anche il momento conclusivo, con elegante sobrietà così com’è iniziato. Il pubblico veronese applaude senza troppo scomporsi, mentre io continuerei per minuti, fino a farmi dolere le mani. Alle mie spalle sento addirittura delle critiche alla Bulaj… Signore che evidentemente si aspettavano un qualche spettacolo da teatranti, del tutto inconsapevoli di ciò a cui hanno appena assistito. Riesco a salutare Monika prima di andar via, con la promessa di rivederci appena possibile ad uno dei suoi futuri workshop. Torno a casa leggero, ancora una volta arricchito e pieno di emozioni senza nome.
.

04/11/18

Pane, amore e...


https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/11/dscf6765bisbnq.jpg
Una madre sa cosa ti manca, quando stai fuori per lavoro, in una regione dove sapori e profumi sono lontani anni luce da quelli fra i quali sei nato e cresciuto. E te lo ricorda ogni volta che ritorni a casa, trasferendosi in zona fornelli e rimpinzandoti a più non posso, come se al nord non avessi fatto altro che digiunare tutto il tempo… E conosce i tuoi gusti alla perfezione, sa quali fragranze ti tengono legato alla tua terra di origine.
Nel paese dei miei nonni materni fanno un pane che non si batte. Ancora caldo produce un odore che può indurre al mancamento. Assaporato fresco ha una mollica dalla consistenza quasi carnosa. La sua crosta brunita si sbriciola sotto i denti come fosse pasta frolla croccante. Con olio di oliva ed un pizzico di sale può rappresentare il mio unico pasto.
Mia madre lo sa. Le voglio bene anche per questo.
.

28/05/18

Autoritratto

Quando fai l'insegnante, in effetti, non insegni niente a nessuno. Io mi limito a condividere delle conoscenze con i ragazzi che ho di fronte. E già questo non è affatto semplice. C'è una cosa, semmai, che caratterizza questo mestiere più di altre: non finisci mai di studiare. La lezione del giorno, quella successiva, argomenti correlati di altre materie... e poi gli sguardi degli alunni, dei colleghi, i loro toni di voce, le facce e le loro espressioni... Impari più di quanto tu possa insegnare. Ogni giorno.
.
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6596bisq.jpg
.

17/05/18

Cercando Tiziano (Venezia, 28-30.04.2018, parte 2).


Rifocillato e rinfrescato, rifletto sulla prossima tappa della giornata. Praticamente alle spalle di Santa Maria Gloriosa dei Frari c’è la Scuola Grande di San Rocco, ma… per oggi non mi va di spendere dieci euro per visitare un bene gestito dalla Chiesa S.p.A. (per cui, in quanto cittadino italiano e in più dipendente della pubblica istruzione, avrei il diritto di accesso gratuito). Decido così di puntare dritto verso ponte di Rialto: una volta attraversatolo in direzione San Marco, sarò a pochi metri da altre due importanti tele del Tiziano. Sbucato su Riva del Vin da uno dei calli secondari presi semplicemente seguendo la fiumana dei turisti, mi incuriosisco nell’osservare i tanti volti internazionali sovraffollarsi ai tavolini lungo la sponda di Canal Grande (soddisfatti e inconsapevoli di cosa stiano mangiando - almeno considerando l’aspetto dei piatti dai contenuti decisamente improbabili….). Attraversare Rialto, come sempre, dà un’idea di cosa sia Venezia in certe ore del giorno:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6425bisq.jpg
Giusto una pausa caffè e bagno e sono già a San Salvador. Ingresso gratuito (grazie tanto!) a un interno armoniosamente rinascimentale, fresco rigenerante rispetto al caldo dell’esterno e il mio giro navata per navata ha inizio. Già dal fondo mi accorgo subito che all’altare maggiore non è esposta la Trasfigurazione di Tiziano, ma la pala d’argento che sta al di sotto durante gran parte dell’anno. Le informazioni della mia guida, a quanto pare, non sono aggiornatissime (e infatti, come mi comunica un’addetta alla struttura, bisognerà attendere la Pentecoste per poterla rivedere):
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6423bisq.jpg
Pazienza, del resto la chiesa è stracolma di splendide cappelle ed altari ricchi di meraviglie. Di tutti, naturalmente, quello a cui dedico il tempo maggiore è il terzo della navata di destra, con l’Annunciazione del Vecellio incastonata in un’elegante cornice marmorea del Sansovino:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6411bisq.jpg
Emoziona davvero, inoltre, il soffermarsi sulla copia dell’atto di morte del pittore, riportato sulla balaustra in legno ai piedi della tela dipinta appena dieci anni prima:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6402bisq.jpg
Ma ci sono anche dettagli minori in San Salvador che mi spingono ugualmente a scattare qualche foto. Fra questi, una piccola riproduzione del San Pietro in cattedra dall’omonima basilica romana, il di cui sfondo è un bel San Girolamo in marmo di Tommaso da Lugano:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6415bisq2.jpg
Nonostante l’insinuarsi di un persistente mal di testa, proseguo la visita fino all’ultima cappella per poi anticipare il mio ritorno a casa (l’aria condizionata dei mezzi pubblici durante il viaggio di andata, purtroppo, ha messo a dura prova la mia fastidiosa sinusite). Il tragitto di ritorno mi offre spunti diversi, fotografici e non solo. Come alcune trovate di scultura contemporanea di cui ricordo qualche servizio in tv e alcune polemiche a riguardo (e come non comprenderle!):
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6433bisq.jpg
O un paio di turiste anglofone che, messe lì come due bamboline, sembrano a decorazione di uno dei tanti scorci suggestivi della Venezia dei calli:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6437bisq2.jpg
Basta soffermarsi anche soltanto sui manifesti murali della città lagunare per rendersi conto di quanto culturalmente possa offrire un luogo come questo (tanto più evidente è per me che provengo da una città fra le più povere e silenti in fatto di cultura):
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6441bisq.jpg
La tenerezza di un bacio fraterno, almeno così sembra, la colgo al volo mentre mi accodo ai tanti turisti di fine giornata:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6444bisq.jpg
Fino a ritrovarmi nuovamente ai Frari e di seguito alla Scuola Grande di San Rocco, difronte alla quale c’è un museo leonardesco con un curioso personaggio che si gode il sole del pomeriggio proprio alla sinistra di Monna Lisa:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6446bisq.jpg
Ma devo ammettere che non è tutto rose e fiori, un capolavoro di città come Venezia. Dal principio della giornata (come già le altre due volte che ci son stato) non ho fatto che notare, a più riprese, la banalizzazione commerciale di questo luogo. Le innumerevoli vetrine di falsi souvenir, così come gli infiniti servizi di ristorazione dai prezzi improponibili, e tutta una serie di altre trovate commerciali che sfruttano e spremono in continuazione l’interminabile risorsa di turisti di cui gode da sempre la città. Dulcis in fundo, l’enorme pubblicità che campeggia sulla facciata degli Scalzi in ristrutturazione, come un pugno in un occhio della peggior specie:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6452bisq.jpg
E così sono di nuovo in stazione. La comodità dei frequenti treni per Verona mi consente di poter tornare senza alcuna fretta. Mi giro verso Canal Grande un’ultima volta, almeno per oggi. Fra due giorni sarò nuovamente qui:
https://profcamarchivio.files.wordpress.com/2018/05/dsf6455bisq.jpg 
.