31/12/18

Chiamare alla vita


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Leonardo scriveva che una bella immagine è figlia dell’uomo e parente di dio. Forse perché è capace di cambiare gli uomini, di farli pensare. Anche quelli condannati a non pensare mai. In un certo senso, di ricrearli, crearli di nuovo. Farli rinascere. Sempre se sono gli uomini a chiederlo. Se hanno parte attiva. Se pongono domande. Se ascoltano.
L’immagine, una bella immagine, può rendere coscienti, consapevoli. Può spingere a chiedere alle cose, agli uomini, agli avvenimenti, alla realtà. Una bella immagine è viva, ha vita propria. Ancora di più: è capace di chiamare alla vita, di dare la vita. Forse questa è la differenza tra una bella immagine e una brutta immagine. Una differenza come tra la vita e la morte. Una brutta immagine, una immagine superflua, anche se raffinata, mostra ma non chiede. Blocca il lettore, lo spettatore. Lo può stupire, lo può sorprendere, lo può compiacere, ricattare, ma non lo chiama a dare giudizi, pareri, a pensare. Non lo chiama ad avere parte attiva negli avvenimenti, nell’universo. Una brutta immagine non ha bisogno dello spettatore. Si compiace di se stessa. Una brutta immagine è una cosa inanimata in cui il lettore si imbatte. Una brutta immagine può essere solo capace di intrattenere. Una bella immagine ha bisogno dello spettatore. Chiede che lo spettatore la completi, ne sia anch’egli autore. Gli porrà sempre domande, lo aiuterà a cercare risposte. Lo aiuterà a domandare, a chiedere. A domandarsi, a chiedersi. Una bella immagine è un problema. Una bella immagine non dà pace, può aiutare a cercarla. Una bella immagine consuma. Nessuno si appenda una bella immagine in camera da letto. Può uscirne divorato.
(Tano D'Amico, Di cosa sono fatti i ricordi, pag.102. Postcart)
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11/12/18

Willy Ronis - Fotografie 1934-1998

“Non ho mai perseguito l’insolito, il mai visto, lo straordinario, bensì ciò che c’è di più tipico nella nostra vita quotidiana.”
La vita quotidiana. Il soggetto che più di tutti emerge dalle fotografie di Willy Ronis. Sono sul vaporetto per le “Zitelle” insieme a Sabina, mentre ripenso a questa affermazione del grande fotografo francese. Mancano pochi minuti al nostro arrivo alla Giudecca e i primi scorci delle fondamenta sul canale omonimo iniziano ad attirare la mia attenzione:

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La casa dei Tre Oci è meravigliosa, nelle sue merlettature neogotiche, non da meno la visuale che si gode da qui guardando il cupolone barocco della Salute: 
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E’ la celebre coppia parigina che fa da locandina all’imponente retrospettiva. Fermarsi a guardarla su stampa in grande formato è godere di una suggestione che va ben oltre il semplice sfogliarne l’equivalente su di un libro fotografico:
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“In fotografia, se si vuole suggerire l’accumulo degli elementi in movimento, bisogna che tutto sia raccolto nell’inquadratura seguendo un ordine che rifiuta la confusione, con una suddivisione equilibrata tra i vari piani e l’insieme in una frazione di secondo. Per il fotografo che lavora dal vivo, al di fuori da qualsiasi sensazionalismo, si tratta della sfida più terribile, ma anche la più gratificante in caso di riuscita”.
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La mia visita si alterna fra lo stupore nella visione delle splendide opere e la curiosità nell’osservare gli altri visitatori:
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Mentre i tre “oci” della casa guardano la Salute offrendo scorci di estrema bellezza:
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Ci sono anche alcune stanze un tempo abitate da un’importante famiglia del luogo, adesso adibite a museo della memoria (che ai miei occhi hanno un che di inquietante, non posso negarlo):
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“Mi fermo, ancora indeciso, ma risoluto a non perdere il beneficio di quell’atmosfera speciale. Sento che la grazia mi sarà concessa solo armandomi di pazienza”. Sta un po’ in questa cosa detta dall’autore il segreto di gran parte delle sue fotografie, come nella mia preferita fra le celebri veneziane, davanti la quale la mia emozione cresce a dismisura:
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Con la sezione dei nudi si è in dirittura di arrivo. Il tutto mi pare possa ben accompagnarsi con quest’ultima citazione: “Una fotografia è una geometria modulata dal cuore.”
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Ed è vero, solo un incredibile equilibrio tra forma e sentimento può generare simili meraviglie. Le ha tanto apprezzate anche la mia compagna di viaggio che, sul vaporetto per il ritorno, riposa beata alle calde luci del tardo pomeriggio:
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