26/04/11

Diversità

Puntuali, all’inverosimile, le fioriture delle Ophrys apulica alla foce del Neto, le più sgargianti orchidee fra quelle osservate sino ad oggi nell'area.
Quando arrivo nella piccola radura erbosa sulla sinistra del sentiero che porta alla foce, mi accorgo subito della loro presenza, nonostante l’erba sia ben più alta dei loro esili scapi.
In un fazzoletto di terra di circa un metro quadrato ci sono 6-7 piantine di apulica, a diverso stadio di accrescimento. Appartengono tutte ad una sola specie, eppure la variabilità di ciascun fiore è impressionante. A partire dal colore dei tepali esterni: si va dal rosa-fuxia acceso al rosa-pallido delle piante sbocciate da poco; proseguendo con le forme dei tepali interni: da quelli lunghi e sporgenti a mo’ di cornetti, a quelli più corti e arrotondati.
Ma è nei labelli, nella loro forma e decorazione, che si nota in modo particolare l’eccezionale variabilità della specie: ce ne sono di forma trapezoidale, con i margini squadrati; altri sono ovoidali, con margini ripiegati all’indietro; ed altri ancora completamente sporgenti all’esterno.
Che dire, poi, di quei disegni al centro del labello mai eguali fra loro? A forma di “U”, di piccoli segnetti chiari in una matrice bruna, grandi “H” immerse nel giallo, singoli o doppi tondini bruni variamente circoscritti da ulteriori decorazioni…


C’è chi definisce noioso fotografare i fiori. Io penso invece che, accostandosi con la giusta curiosità a certi dettagli, si possano sempre trovare spunti fotografici e documentari di un certo interesse.
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13/04/11

Corso fotogiornalismo: appunti n. 2

L'altra metà dell'Unità: un viaggio nel paese reale che costruì l'Unità d'Italia, un omaggio alle energie femminili nascoste dalla storiografia (4-20 aprile 2011 - Palazzo della Provincia, Cosenza).
Alcuni scatti dalla serata inaugurale della manifestazione, insieme agli amici del corso di fotogiornalismo.

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Fotografare vuol dire...

Per un vero fotografo una storia non è un indirizzo a cui recarsi con delle macchine sofisticate e i filtri giusti.
Una storia vuol dire leggere, studiare, prepararsi.
Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l'immagine di un'idea.
Bisogna capire cosa c'è dietro i fatti per poterli rappresentare.
La fotografia - clic! - quella la sanno fare tutti.

(Tiziano Terzani)
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12/04/11

Corso fotogiornalismo: appunti n. 1

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Continuare a provarci

La mia indole fotografica è cambiata nel tempo. Dagli inizi, veri, della mia prima refelx digitale ad oggi ho capito alcune cose essenziali. Innanzi tutto ho imparato ad apprezzare un certo tipo di linguaggio fotografico. E gradualmente sto cercando di farlo anche mio, per quanto, a riguardare le foto fatte sino ad oggi, credo siano state un naturale riconoscermi in ciò che in fondo ho sempre fatto guardando attraverso il mirino della macchina: la ricerca di immagini fondamentalmente semplici. La dimensione creativa, la ricerca dell'effetto, la speranza o, peggio ancora, la prestesa di fare delle fotografie qualcosa di assimilabile a una creazione artistica devo confessare che non mi interessa affatto. Avverto da diversi mesi a questa parte, semmai, un'urgenza espressiva che punti al mostrare in modo diretto alcune realtà, fossero anche dei semplici paesaggi o le macro alle mie tanto amate orchidee selvatiche.

Col tempo, le letture, la pratica sempre meno forsennata dello scatto fotografico, ho compreso quanto la dimensione del racconto, della documentazione, della narrazione immediata sia l’elemento essenziale di ciò che vorrei ottenere attraverso le mie fotografie.

In alcuni dei foto-racconti pubblicati nei forum su cui scrivo, inoltre, mi è stata riconosciuta a più riprese una certa capacità di unire la parola scritta alle immagini che l’accompagnava, fosse stata anche una semplice didascalia. Mi ha fatto piacere constatare un simile riscontro, ma onestamente mi ritengo ancora un dilettante; che utilizzi la luce o le battute di una tastiera per narrare qualcosa, ho ancora un’enormità da strada da percorrere prima di sentirmi davvero soddisfatto di ciò che sto facendo della mia passione per la fotografia.

Ma non dimentico mai l’esortazione di una fotografa di reportage che ammiro immensamente, Elisabetta Tiani: “Magari non tutte le volte che ci provi viene una cosa buona o significativa... ma bisogna provare". Ecco, io continuo a provarci.


03/04/11

Dettagli primaverili

Come ogni anno le Ophrys fioriscono puntuali. E le incubacea danno inizio alla primavera della foce del Neto. Alcune mi fanno davvero sospettare che non sia ancora giunto a una corretta determinazione di questa specie, come nella seconda foto di seguito, in cui il fiore sfocato in basso sembra piuttosto una sphegodes, visto il suo labello allungato dalle gibbosità basali poco pronunciate (in netto contrasto col fiore superiore della stessa pianta!).
Le macro alle orchidee selvatiche mi offrono sempre piacevoli incontri con creaturine inaspettate; come la piccolissima chiocciola (5 mm in tutto di lunghezza, forse anche meno!) che si muove seguendo le tessiture della mia giacca impermeabile, come fossero lunghi sentieri da percorrere.


Per tutte ho utilizzato cavalletto e autoscatto, nelle prime due anche un pannellino riflettente per ammorbidire le ombre.
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