17/03/12

Riflessione cromatica

E' iniziata da un sonnolento pomeriggio al porto vecchio della mia città, con uno scatto svogliato dal contenuto semplice e in fondo già visto. Post-produco la foto cercando di valorizzarne i colori di fine giornata, così come li ricordo:



Dopo di che tento la conversione in bianco e nero, utilizzando per la prima volta le curve di PS (da pigrissimo conoscitore dei mezzi di post-produzione, tendo ad applicare un nuovo strumento, seppur indispensabile come in questo caso, ogni 'morte di Papa'). Pur consapevole di avere ancora un'enormità di strada da percorrere per ottenere un biancoe e nero come si deve, il risultato mi soddisfa parecchio. Non avevo mai tirato fuori dei contrasti così efficaci:



Un amico fotografo mi dice che in effetti la foto a colori ha molte più informazioni, in questo caso, di quella in bicromia. Ma io continuo a guardarla e mi piace, mi trasmette qualcosa in più, forse proprio perchè mancano i colori e mi concentro sulle forme. Un modo essenziale di rappresentare la realtà, più vicino alla scrittura, a quella forma di racconto visivo che apprezzo maggiormente.
Forse sta cominciando per me una nuova fase fotografica, quella verso cui, inconsapevolmente, ho sempre teso.
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09/03/12

Luci da un backstage

E' affascinante assistere a una sessione di scatti in studio, durante la quale si stabiliscono particolari intese fra chi fotografa e chi è fotografato.

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06/03/12

Questione di equilibrio

"Henri Cartier-Bresson, il Mozart della fotografia, mio referente, maestro e amico, ci ha insegnato che fotografare significa, nel fulmineo riconoscimento di un istante significativo della vita, mettere sulla stessa linea di mira l'occhio, la mente e il cuore.
(...) Buona parte della cosiddetta fotografia creativa e concettuale di oggi, a caccia di riconoscimenti artistici e di alti prezzi di mercato, pecca spesso per eccesso di cerebralismo o di estetismo fini a se stessi. Ne nascono fotografie che riempiono le pareti di gallerie ma non la nostra intelligenza e non ci danno altra emozione se non, e raramente, un po' di compiacimento formale. L'emozione vera, quella che dura, lo sappiamo, è invece frutto di equilibrio, il difficilissimo equilibrio, appunto, tra l'occhio, la mente e il cuore. Equilibrio che spesso, dai drogati di stupore, viene scambiato per scipitezza, noia. Così non è. L'equilibrio di cui parlo è equilibrio tra forte pensiero, intenso sentimento, fantasia formale.
(...) Spesso, si scambia la forza dell'emozione con la drammaticità del soggetto. E' falso, naturalmente: ci può essere grande forza espressiva nell'istante più quotidiano della nostra vita. Dipende dall'intensità con cui sappiamo vederlo, comunicarlo, riceverlo. Un volto, un paesaggio, un istante di vita, se colti meravigliosamente, possono arricchire, chissà, forse migliorare, se non il mondo, la coscienza che del mondo abbiamo e di noi stessi."

da Scianna F., 2011. Autoritratto di un fotografo. Bruno Mondadori.
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